Cari giovani, riunite le vostre famiglie

Nella festa di San Giuseppe il nostro pensiero non può che andare che alle nostre famiglie cari giovani. Vi chiederete perché?
San Giuseppe è stato un papà speciale, ha accolto una volontà più grande della sua, ha fatto ciò che Dio aveva pensato per lui e la sua famiglia, ha messo e saputo mettere da parte i suoi sogni, li ha trasformati, purificati, li ha ampliati unendoli al sogno di Dio.
Oggi siamo chiamati in tutta la Chiesa a pregare insieme il Santo Rosario nelle nostre famiglie alle 21.00 e quindi ho pensato di scrivervi, perché so bene che voi giovani avete il potere di riunire le vostre famiglie.
Quante volte avete in passato lodato Dio per mamma e papà, per fratelli e sorelle, a volte avete anche assistito alla fatica vivere sereni, le prove della vita come quelle del lavoro, dei bisogni materiali, forse degli affetti e delle attenzioni mancate, chissà quante volte avrete sofferto anche in famiglia.
Questo è il momento di fare come Giuseppe, accogliere la volontà che Dio ci mette nel cuore. In questi giorni di fatica, di “assenze” e di distanze, forse è possibile amplificare il sogno di ritrovarci fortemente uniti a casa nostra. La preghiera infatti ragazzi riesce a fare cose che noi nemmeno immaginiamo, vi chiederete come è possibile? È perché nel momento di in cui preghiamo che Dio è presente, e se preghiamo in famiglia Lui è presente lì, intorno a quel divano o a quel tavolo a cui siamo poggiati. È presente Lui e riunisce in famiglia gli animi, le distanze, cancella le frizioni e molto di più riunisce intorno a noi anche quei membri della famiglia che non sono più su questa terra, ma che nella comunione dei Santi lodano con noi il Signore.
Questa sera dunque e ogni volta che vorrete, chiamate ogni membro della tua famiglia, invitateli a pregare il Santo Rosario, o chissà in futuro quante preghiere potrete fare, mettetevi comodi (ma non troppo da appisolarvi) dove siete più a vostro agio e magari anche collegandovi alle Tv o ai profili social dove sai trasmettono la diretta della preghiera, o servendoti di aiuti che puoi trovare in internet o chiedere ai vostri parroci, pregate con le vostre famiglia.
Scoprirete che nasceranno cose meravigliose, inizierete a condividere tra voi cose anche più intime, riuscirete a ritrovarvi magari dopo lunghe distanze, forse l’appartenenza e l’amore per la vostra famiglia, di certo sarete investiti della pace di Dio.
Coraggio ragazzi, andiamo avanti restando a casa, presto ci ritroveremo per fare ancora festa insieme… ma in maniera di certo nuova, forse come non abbiamo mai saputo fare.
Con affetto, Don Daniele

Si terrà online la serata formativa per gli operatori di Pastorale Giovanile

Martedì 17 marzo 2020 alle 20.00 nel nostro calendario c’è l’appuntamento di formazione del percorso che abbiamo cominciato in questi mesi. Lo faremo comunque ma sarà online, sfruttando una piattaforma privata che permetterà in videoconferenza di poter partecipare sia nell’ascolto che nella condivisione. Andremo a fondo della questione educativa parlando di “processo educativo e degli attori dello stesso”.

Chiunque desideri partecipare all’incontro formativo, invii un messaggio privato sulla nostra pagina Facebook – Pastorale Giovanile Ariano Lacedonia e segua che le indicazioni che verranno date.

La catechesi a servizio della crescita delle nuove generazioni

Si è svolto martedì scorso presso Casa nostra Loreto il quarto incontro di formazione della pastorale giovanile, riguardante: La catechesi “tra ruolo e metodo”, relatore Don Nicola Lanza, direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano. La catechesi nasce dall’annuncio di Gesù, in quanto il Signore invita i suoi Apostoli a battezzare e fare discepoli tutti i popoli. È il mandato che Gesù ci ha dato. Bisogna tener presente che fare catechesi non vuol dire indottrinare qualcuno, ma donare all’altro e fargli fare l’esperienza di Gesù. Per fare una buona catechesi è necessario avere apertura e libertà d’animo. I primi che devono avere questo incontro sono gli educatori, se non si vive il dialogo con Gesù, non si può trasmettere agli altri. Necessaria anche è la libertà interiore di lasciare un bene per un bene maggiore. La finalità della catechesi è far crescere la fede nelle persone, soprattutto attraverso i propri atteggiamenti di far corrispondere quello che diciamo a verità. Nella catechesi è importante la gradualità ossia aspettare i tempi della persona. Affiancare l’altro e aspettare che la sua coscienza possa accogliere la parola che si sta dando. Il frutto arriverà a suo tempo. Catechesi è offrire un servizio fraterno a partire anche dai contenuti di fede e di sapienza che ci vengono offerti dalla Bibbia, dal Magistero, dalla Liturgia e dalla Tradizione, ponendo sempre attenzione all’individuo e interagendo con lui.

Il prossimo appuntamento formativo sarà Martedì 17 marzo 2020 alle 20.00 sempre a Casa nostra, andremo a fondo della questione educativa parlando di “processo educativo e degli attori dello stesso”.

La psicologia a sostegno dell’educazione

Ringraziamo la dottoressa Cuoco per la disponibilità e l’aiuto datoci.

Martedì 25 Febbraio si è tenuto un incontro, all’interno del nostro percorso educativo per educatori, che ha visto protagonista l’adolescenza dei ragazzi d’oggi. La dottoressa Cuoco, esperta di psicologia, ci ha spiegato alcuni elementi di questo fenomeno mostrandoci i rischi che corrono gli adolescenti e come ridurli per salvaguardare la loro crescita.
Seguono alcune domande fatte all’esperta per approfondire l’argomento.

Come e quando ha deciso di intraprendere il percorso per diventare psicologa?

“Ho sempre ritenuto la psicologia una materia interessante. La decisione di frequentare proprio un corso di studi l’ho presa quando, frequentando come volontaria un centro ascolto, ho avvertito l’esigenza di dare alle persone che venivano a chiedere aiuto, non soltanto un ascolto semplice ma strumenti utili al loro benessere. Ho ritenuto quindi indispensabile una vera e propria formazione che mi fornisse conoscenze e competenze adeguate per sostenere quanti erano e sono nel disagio.”

Quanto incide in un ragazzo il suo gruppo?

“Poiché l’adolescente considera il gruppo il suo nuovo punto di riferimento, il sentirsi rifiutato può comportare dei veri e propri disagi, più o meno gravi.”

Cosa si intende per comportamenti a rischio?

“Per comportamenti a rischio si intendono tutte quelle azioni, atteggiamenti, comportamenti che compromettono il benessere fisico, psicologico e sociale dell’individuo, nell’immediato o a lungo termine.
Alcuni dei comportamenti a rischio più diffusi sono l’abuso di sostanze, il comportamento sessuale non protetto e/o promiscuo, l’autolesionismo, le condotte alimentari devianti, la dipendenza da internet.”

Come capire che un adolescente si sta incamminando verso dei fattori di rischio e quali possono essere le cause?

“Per salvaguardare gli adolescenti dall’agire condotte pericolose, sarebbe utile ridurre i fattori di rischio e aumentare i fattori di protezione nella vita dell’adolescente: sono le risorse personali e ambientali che consentono di affrontare situazioni complesse. I fattori di rischio sono caratterizzati ad esempio da una genitorialità inefficace, mancanza di empatia, scarsa autostima, comportamenti in classe inappropriati ed estremi, ecc. I fattori di protezione possono essere legami familiari forti e positivi, successo scolastico, autoefficacia, capacità comunicative, senso di identità ecc.”

Come fargli capire che questi fattori sono pericolosi e moralmente sbagliati?

“È fondamentale la comunicazione e in particolar modo l’ascolto da parte delle figure adulte di riferimento (genitori, insegnanti, catechisti, responsabili di associazioni), evitando il giudizio affrettato e rispettando i tempi di apertura di ogni ragazzo.
È compito degli educatori accogliere, ascoltare e comprendere il disagio e il disorientamento e coglierne il significato.”

La vita è un diritto indisponibile

Lo scorso Martedì presso Casa Nostra Loreto, si è tenuto il secondo incontro aperto ai giovani, per discutere su tematiche di attualità, una tavola rotonda per confrontarsi e che questa volta ci ha visti a discutere di eutanasia e accanimento terapeutico.

Don Nicola Lanza, nostro sacerdote diocesano e professore presso la Facoltà Teologica di Napoli di Morale, che ha moderato il dibattito, ci ha aiutato a entrare nel problema di queste due grandi realtà. Nello specifico abbiamo visto che eutanasia è l’azione di mettere fine alla vita di una persona: Eu-dolce tanatos-morte, quindi dolce morte. L’accanimento terapeutico, invece, non è lecito se i mezzi sono sproporzionati al fine.

Distinguiamo inoltre due tipi di eutanasia: attiva, quando somministro al malato qualcosa per ucciderlo; passiva invece quando ometto qualcosa.

A orientarci anche nel dibattito è stata la lettera enciclica di San Giovanni Paolo II Evangelium Vitae, ci ha aiutato a riflettere ricordando che la vita è un diritto indisponibile; ovvero che non posso disporne tranne che per amore. Il primo amore quindi è verso se stessi e verso il prossimo.

Nella Christus Vivit l’incoraggiamento del Papa a sognare e a testimoniare il bello della vita

Si è svolto il secondo incontro per operatori di pastorale giovanile a Casa Nostra a Loreto
con la presenza del Prof. Padre Francesco De Feo, sulla presentazione della Christus Vivit. Ecco
la sintesi di quanto ci è stato detto.

Questa Esortazione Apostolica scritta da Papa Francesco, è un approfondimento e una
rilettura dei documenti del Sinodo dei Giovani. I destinatari sono: giovani e popolo di Dio
(pastori e fedeli) ed è una lettera suddivisa in nove capitoli.
Il Papa parte dalla Parola di Dio, ricordandoci proprio che se non partiamo da essa è puro
indottrinamento, la Parola non giudica ma salva; se leggiamo la Sacra Scrittura dall’Antico al
Nuovo Testamento, ci accorgeremo che i giovani contavano poco, vedi le storie di Giuseppe, il
Re Davide, Gedeone e la figura del giovane ricco.

Il secondo capitolo percorre l’importanza della giovinezza che prende corpo e figura,
quanti aspetti della vita di Gesù sono di esempio per un giovane a prepararlo alla sua missione.
La Chiesa è chiamata sempre a rinnovarsi, il rischio è quello di restare sclerotizzati, cioè
bloccarsi e di ripensare i tempi passati. Dobbiamo avere il coraggio di sognare ancora, di
testimoniare la bellezza della generosità del servizio, della preghiera e dell’amicizia sociale. In
questo modo provare a vivere l’incontro con Gesù che ha condiviso la tua umanità, i sentimenti,
le delusioni, le sofferenze, i tradimenti, questo perché è una persona in relazione e tira fuori il
positivo da ogni cosa. I giovani hanno il compito, quindi, di far sì che la chiesa non corra il
rischio che diventi un museo.

Il Papa consiglia di saper piangere, perché solo con le lacrime svilupperemo la misericordia
e la comprensione, perché avremo fatto tutto con il cuore.

Gli altri capitoli ci ricordano invece l’importanza della Chiesa di offrire l’incontro di quel
Dio vivo. Possiamo sintetizzarlo in tre grandi verità:
Dio ti ama, sei infinitamente amato, noi siamo soliti invece presentare una figura che non è
biblica, senza questa verità tutto il cristianesimo va a pezzi, consiglio la lettura del Libro della
Sapienza al Capitolo 11;
Cristo per amore ha dato sé stesso fino alla morte per salvarti;
Cristo vive, la nostra fede non è un ricettacolo, ma c’è vita. La giovinezza è l’età del sogno,
questo poi apre alla fede, perché non possiamo restare nei sogni a tempo indeterminato, ma da
essi fare delle scelte che tramutino dall’amicizia alla missione.

Ricordiamo infine che il terzo appuntamento della formazione sarà il 18 febbraio alle ore
20, il tema sarà: Elementi di psicologia dell’adolescenza, con una attenzione particolare alle
fragilità nel mondo giovanile e sarà tenuto da esperti nel settore.
Ti aspettiamo sempre a Casa Nostra Loreto in Ariano Irpino, per essere educatori oggi.

Raffaele Scarpellino

La passione educativa è la vera sfida di oggi

Riaccendere a passione educativa è l’impegno e la sfida a cui oggi dobbiamo far fronte, prima ancora per pensare ai giovani. Si avverte una crescente distanza da una mentalità educativa, è difficile trovare persone appassionate ai giovani, che siano disponibili prima ancora di etichettare le nuove generazioni, di rimboccarsi le maniche oer loro. Faccio riferimento a quella naturale predisposizione che don Bosco aveva e che pur essendo chiaramente un caso straordinario, non può che ispirare anche il nostro impegno. Saremo ancora chiamati a riflettere il prossimo
Martedì 4 Febbraio con il secondo appuntamento del percorso formativo per gli operatori di
pastorale giovanile nelle parrocchie.

«Ricordatevi – diceva don Bosco – che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il
padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne
mette in mano le chiavi. Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo
timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per
cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio
in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù». Così don Bosco si raccomandava ai
suoi educatori quando provava a convincerli che essi rappresentavano i genitori della cara
gioventù.

Parole di grande attualità se consideriamo gli operatori di pastorale giovanile come coloro che nelle
più diverse situazioni parrocchiali, si ritrovano a essere accompagnatori dei giovani loro affidati. La
questione è anche andare alla ricerca di quei giovani che di fatto non sono affidati a nessuno, ovvero
quei giovani dove nemmeno i genitori naturali hanno un’incidenza educativa nella loro crescita.
Ecco che passeremmo a essere con don Bosco educatori-genitori della cara gioventù.
Nel primo incontro di presentazione del percorso formativo che abbiamo inaugurato il 28 Gennaio a
Casa Nostra a Loreto, già don Pasquale Incoronato ci incoraggiava a esserci nella vita dei ragazzi
più che pretendere e sperare che gli stessi siano presenti nei nostri ambienti ecclesiali. Abitare però i loro luoghi deve nascere da una logica che vada a esaurire le vere richieste o bisogni educativi
attraverso una progettazione chiara, e che abbia al suo perno la dimensione della fraternità. Nostro
compito, aggiungeva don Pasquale presentando anche le linee stesse della nostra Diocesi in campo
di pastorale giovanile, è avviare processi interiori ed esteriori orientati alla vita cristiana, che
sostengano anche le fragilità e l’affettività nel mondo giovanile. Partire ad esempio dalla pietà
popolare, che è la vera risorsa e la più grande originalità del nostro territorio; da ciò anche i giovani
potranno essere portati a Cristo.

Infine don Pasquale, ci illustrato 5 punti fondamentali per avviare in parrocchia un rinnovamento
della pastorale ai giovani:
1. Promozione umana (cura educativa e accompagnamento);
2. Evangelizzazione (consentire a “ciascuno” l’incontro vitale con la persona di Gesù);
3. Formazione mirata alle coscienze (etica delle responsabilità);
4. Corresponsabilità (dai giovani per i giovani);
5. Ottica vocazionale (competente impegno nell’accompagnamento al discernimento).

Il nostro percorso prosegue quindi sulla scia degli incoraggiamenti di don Bosco e grazie al primo
incontro con don Pasquale, docente di Teologia Pastorale, che ci ha aperto le vedute verso una
Chiesa che incontra, che parla con gli altri e a se stessa, che chiarisce.
Appuntamento a Martedì 4 Febbraio alle ore 20.00 a Casa Nostra a Loreto con P. Francesco
De Feo ofm, docente anch’egli presso la Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale, il quale ci

illustrerà la Christus Vivit di Papa Francesco, e gli spunti teologici su cui fondare il grande
annuncio ai giovani.
Per essere educatori oggi!

Don Daniele Palumbo

 

Ecco gli altri appuntamenti del I Step Formativo, segnati le date:

25 Febbraio Elementi di psicologia dell’adolescenza
3 Marzo La catechesi – tra ruolo e metodo
17 Marzo Il processo educativo e gli attori del processo

Puntare alla formazione degli educatori è un investimento per il futuro dei giovani

«I giovani hanno bisogno di essere rispettati nella loro libertà, ma hanno bisogno anche di essere
accompagnati» (CV242). È una verità quanto mai forte e scomoda che ci consegna Papa Francesco
facendosi voce del Sinodo dei giovani. Forte perché sperimentiamo tutti le fragilità dell’essere, che
si rendono maggiormente visibili nelle nuove generazioni, sempre più provate dalle fragilità
familiari e maggiormente compromessi in un sistema valoriale molto soggettivo e quindi spesso
basato sull’emotività. D’altro canto ci rendiamo anche conto che è una verità scomoda il bisogno di
accompagnare i giovani, “il bisogno di paternità”, ma c’è da chiedersi “dove” accompagnarli e
soprattutto “come?”, potremmo anche aggiungere un “chi?”, visto che sempre meno siamo
circondati, sia nella società civile che in quella strettamente parrocchiale, di figure che abbiamo un
minimo di competenze educative.
Il nostro percorso formativo punta a rispondere a questo forte bisogno e a riscoprire la bellezza di
tornare a essere maestri. “Nel Sinodo – si legge ancora nella Christus Vivit – «molti hanno rilevato
la carenza di persone esperte e dedicate all’accompagnamento. Credere al valore teologico e
pastorale dell’ascolto implica un ripensamento per rinnovare le forme con cui ordinariamente il
ministero presbiterale si esprime e una verifica delle sue priorità. Inoltre il Sinodo riconosce la
necessità di preparare consacrati e laici, uomini e donne, che siano qualificati per
l’accompagnamento dei giovani. Il carisma dell’ascolto che lo Spirito Santo fa sorgere nelle
comunità potrebbe anche ricevere una forma di riconoscimento istituzionale per il servizio
ecclesiale»”.

Puntare alla formazione, creare nuove figure nelle comunità che si dedichino
consapevolmente alla pastorale giovanile del territorio parrocchiale, lavorare in
sinergia in diocesi, significa fare un investimento sul futuro, non solo per la missione
stessa della Chiesa di annunciare il Vangelo, ma per saper dare gli strumenti ai giovani perché
possano orientarsi nelle scelte della vita e perché possiamo sostenerli concretamente nella
costruzione di nuove possibilità di lavoro e di impegno sul nostro territorio.

Martedì 28 Gennaio alle 20.30 a Casa Nostra a Loreto (Ariano Irpino), parte il percorso
di formazione per operatori di pastorale giovanile nelle parrocchie, un’occasione di
formazione per chi vuole investire sui giovani e prendersi a cuore la loro vita nelle comunità e di
chi magari vuole aggiornarsi e approfondire il proprio percorso esperienziale nel campo.

Per essere educatori oggi!

Don Daniele Palumbo

 

Il 28 Gennaio si inaugura il percorso formativo per gli operatori di pastorale giovanile nelle parrocchie

Percorso formativo per gli operatori di Pastorale Giovanile

«Esserci e avere il coraggio di osare». Così titolavamo qualche anno fa il progetto di pastorale giovanile diocesana, quando inaugurando il centro diocesano di pastorale giovanile Casa Nostra, ci rendevamo consapevoli e disponibili a vivere un tempo nuovo di lavoro con i giovani che fosse presenza costante nella loro vita, mai vuota di progettualità e di evangelo, e nelle varie forme, si concretizzasse in un accompagnamento per la vita, a sostegno della proposta cristiana. 

Il Sinodo dei Giovani ha ben ripreso questo concetto dell’esserci, inserendolo tra le attenzioni e\o competenze da assumere. Su Avvenire, Giordano Goccini, riprendendo un episodio di don Lorenzo Milani scriveva: «Perdonali perché non sono qui con noi»: è il pensiero del parroco nelle Esperienze pastorali di don Milani, durante la scarna processione eucaristica, ai tanti giovani indifferenti ai lati della piazza. Il curato (lo stesso don Lorenzo) invece pensa: «Perdonaci, perché non siamo là con loro!», operando un profetico ribaltamento di prospettive. Forse è giunto il tempo di una consapevolezza nuova: la fede di questa generazione ci obbliga a ripensare la nostra, la loro assenza ci impone di convertire la nostra presenza. Esserci, non significa più soltanto che devono venire da noi, o che noi dobbiamo andare da loro, ma che la loro ostilità al nostro modo di essere discepoli ci obbliga a rinnovarlo.”

Siamo chiamati quindi a rinnovare il nostro partecipare ecclesiale a partire da noi stessi, per essere educatori oggi. Lo si può fare iniziando dalla formazione dei protagonisti dell’azione pastorale, quegli operatori, che come parroci o educatori, catechisti o membri responsabili di oratorio, praticamente sostengono e accompagnano la vita dei giovani in una comunità parrocchiale. Formare gli addetti ai lavori perché si crei una mentalità educativa e ci siano figure educative nuove e competenti nelle parrocchie, per chi si dedicherà in maniera specifica al lavoro con i ragazzi e con i giovani che abbiamo dagli 11 ai 35 anni. 

La proposta formativa che la nostra Diocesi fa permette di acquisire delle competenze di tipo intellettivo ed esperienziale che si ritengono necessarie, soprattutto alla luce del Sinodo dei giovani che ha elaborato ottimi strumenti per la conoscenza del mondo giovanile e la guida pastorale, in particolare nella Christus Vivit, che delinea fortemente la figura dell’operatore e dell’operato nell’ambito citato. Tra l’altro, scrive il Papa, «la pastorale giovanile non può che essere sinodale, vale a dire capace di dar forma a un “camminare insieme”».

Due saranno gli step formativi. Il primo è un percorso base, che ha come obiettivo quello di presentare il lavoro della diocesi e della Servizio Nazionale e dare i primi rudimenti teologici e pedagogici necessari. Il secondo step fa da approfondimento ai singoli elementi fondanti di una prassi educativa e serve per accompagnare l’educatore ad acquisire le competenze necessarie per pensare e progettare l’azione pastorale. 

Il percorso che si avvarrà della collaborazione anche degli altri Uffici Pastorali Diocesani competenti e di esperti nel settore, si terrà a Casanostra a Loreto a partire dal 28 Gennaio 2020 dalle 20.00. In questa prima serata inaugurale di presentazione, avremo con noi don Pasquale Incoronato, responsabile regionale per la formazione alla Pastorale Giovanile e docente presso la Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale, il quale oltre a presentarci il corso in sé, ci aiuterà a capire cosa è la pastorale giovanile, aiutandoci ad entrare nelle linee progettuali per la pastorale giovanile italiana e diocesana. 

Don Daniele Palumbo

Sarà a Lacedonia la prossima giornata dei giovani!

XXXV Giornata Mondiale della Gioventù, 2020
“Giovane, dico a te, alzati!” (cfr. 
Lc 7,14)

Questo è il tema della prossima giornata dedicata ai giovani che si celebra a livello mondiale la Domenica delle Palme. Noi come sempre dedichiamo una data in diocesi che accolga anche altre idee e necessità e che permetta ai nostri ragazzi di vivere una esperienza di Chiesa in festa, dinamica e perché no, anche attraente.

Da qualche anno infatti, dopo le bellissime marce a Valleluogo dedicate solo ai giovani e le esaltanti Youth Day, in seguito alla GMG di Cracovia ci siamo detti: perché non permettere a tutti i giovani di fare una esperienza così straordinaria e avvincente a casa nostra? Nella nostra terra?

Nacque quindi la Giornata Diocesana dei Giovani sotto l’appellativo di GDG, proprio a ricordare la stessa GMG mondiale. Iniziate nell’estate del 2017, siamo stati accolto già dalle comunità di Bonito, Montefalcone in Val Fortore, Ariano Irpino a Valleluogo, e quest’anno? Quest’anno si continua con questa forte e bella esperienza il 27 e 28 Giugno con Lacedonia.

Saranno come sempre due giornate che permetteranno a tutti i giovani di sentirsi e vivere uniti, provare la gioia di avere amici sotto il nome cristiano, e soprattutto fare esperienza di un incontro speciale con Gesù: a lui porteremo le nostre storie, gli incontri con tanti altri ragazzi, la festa di condividere.

Sul programma dettagliato si sta ancora lavorando ma siamo certi che la bella comunità di Lacedonia con la sua immancabile accoglienza, lo spirito vitale dei giovani di casa nostra e la testimonianza del nostro Pastore Sergio sapranno preparare per tutti i giovani della diocesi uno straordinario evento estivo, da non perdere, che dovrà aiutarci, dopo i sabati in giro per la diocesi ad alzarci definitivamente, nelle speranze, nello stile di vita, in un presente proteso verso Dio.