I giovani si affidano alle loro famiglie: gli esiti del questionario diocesano

La Chiesa è giovane quando «è sé stessa – scrive Papa Francesco nella Christus Vivit – quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno. È giovane quando è capace di ritornare continuamente alla sua fonte» (CV 35).

Il tempo della pandemia che ha segnato la vita delle nostre comunità parrocchiali, e che ancora le segna, ha inciso fortemente anche nella spiritualità e nella psicologia dei nostri giovani. Come Chiesa dobbiamo essere ancor più disponibili adesso a essere attenti ai segni dei tempi, lasciandoci rinnovare nella nostra prassi pastorale.

Credo che essere capaci di stare vicini ai nostri giovani e ai ragazzi è una priorità fondamentale. Emerge questo tra gli altri dati importanti, nel questionario sottoposto ai nostri giovani; è necessario essere Chiesa accanto che li sostenga e incoraggi. È questa la sfida che anche i parroci hanno colto nel questionario loro dedicato, vivere un rapporto personale che segni il tempo di fiducia e di speranza.

Il Sinodo dei giovani dal quale venivamo fuori prima che iniziasse la pandemia, ci aveva insegnato a essere fondamentalmente Chiesa in ascolto e mai come in questo tempo si fa necessario e continuo il bisogno pastorale di esserci per i nostri ragazzi, aprendo innanzitutto loro il cuore e la mente, con una disponibilità che sia libera da qualsiasi prospettiva di propaganda o di proposta. La nostra fede è accompagnamento, lo è la nostra paternità spirituale, che già in sé parla della Paternità di Dio.

Il questionario che come Pastorale Giovanile Diocesana abbiamo somministrato tra le parrocchie e fuori di esse, è un primo elemento utile a capire la condizione giovanile nella quale il nostro territorio si trova, ma anche per individuare tra i giovani potenzialità da incoraggiare o debolezze da sostenere. Siamo certi infatti che «questa empatia la arricchisce, perché «consente ai giovani di donare alla comunità il proprio apporto, aiutandola a cogliere sensibilità nuove e a porsi domande inedite» (CV 65).

Il cammino che ci attende è ancora lungo e ci saranno altri momenti di approfondimento. Rimane interessante un dato tra tutti che è emerso: il giovani hanno trovato nelle famiglie il principale punto di riferimento, a cui si affiancano anche altre istituzioni educative e tra queste proprio la Chiesa.

Importante prospettiva di ulteriori analisi e progettazione futura per le pastorali diocesane.

Per il momento, in attesa di elaborare completamente i dati dei due questionari somministrati e lasciare che la diocesi li pubblichi in un più ampio studio della Caritas sulle povertà, ne lasciamo ad un nostro attento collaboratore sociologo una prima lettura, competente e incisiva, già utile per una prima sintesi pastorale.

Più avanti proveremo a chiederci cosa fare come Chiesa e se, come dice il Papa, «avere l’umiltà se dovessimo renderci conto che alcune cose concrete devono cambiare, e a tale scopo ha anche bisogno di raccogliere la visione e persino le critiche dei giovani» (CV 39).

Tutta la Chiesa deve preoccuparsi di loro, delle loro vite e della loro serenità nella crescita, questa è la missione di ciascuno dei battezzati, «è l’intera comunità che li evangelizza» (CV 202).

Don Daniele e i giovani di casa nostra

Analisi a cura del dott. Massimiliano Santosuosso

Un tempo per riflettere

 

L’attualissima emergenza sanitaria ha condotto le fasce più giovani della popolazione, già alle prese con una serie di sfide e contraddizioni esterne e interne, a vivere questo tempo sospeso con profondo senso di smarrimento e inquietudine. Come hanno reagito bambini, adolescenti e giovani al Lockdown?  Un evento così straordinario, che impatto avrà nella testa di ragazzi poco più che adolescenti? Aver perso, da un giorno all’altro, la scuola, gli amici, gli abbracci, la socialità quali conseguenze e quali bisogni sta portando alla luce? Stiamo forse scoprendo una generazione molto diversa dagli stereotipi che spesso le si affibiano?

Alla luce di ciò, è necessario per la Chiesa ri-esaminare il modo in cui pensa, si confronta e si impegna con e per i giovani, alle prese con pesanti ripercussioni sul fronte educativo, socio-culturale ed emotivo – e in molti casi anche economico- ai quali la pandemia ha condotto.

Il presente lavoro intende essere una sintesi, un indicatore, attraverso cui identificare quali sono i bisogni, le aspettative dei giovani attorno al concetto di “chiesa”. Vuole essere uno strumento, una bussola che miri a una maggiore comprensione di adolescenti e giovani ai tempi del Coronavirus.

Ma al contempo mira ad analizzare in che modo la Chiesa intenda coagulare la popolazione, con quali strumenti assolvere la sua funzione educante, e soprattutto come leggere i bisogni – emotivi e materiali – di una comunità messa in ginocchio dall’epidemia.

La presente è concepita come una sintesi di un’indagine condotta sui giovani e sui parroci della Diocesi di Ariano Irpino – Lacedonia, attraverso la somministrazione di un questionario strutturato a risposta aperta.

L’indagine si snoda secondo due direzioni:

  1. la prima intende leggere e riflettere su come i giovani vivano questo tempo sospeso: dalla convivenza forzata con il virus alla quarantena, dal cambiamento delle abitudini alle trasformazioni nei riti, nell’organizzazione familiare e scolastica, dall’isolamento alle realtà virtuali, dai bisogni alle aspettative post Covid;
  2. la seconda intende indagare come la Chiesa si sia in parte re-inventata per restare accanto ai fedeli e, più in generale, per far sentire la propria presenza in ambito comunitario, per continuare ad essere veicolo di fede e speranza.
  1. BRAIN STORMING – Un ascolto libero dei giovani verso l’organizzazione, la progettazione e la ri-valutazione delle relazioni, degli incontri, degli spazi………parrocchiali.

La lettura dei sentimenti, delle emozioni e dei comportamenti giovanili nel periodo pandemico fornisce una descrizione di tali soggetti orientati prevalentemente a condizioni di riflessione, propensione al positivo e rispetto delle norme anti contagio.

Considerazioni precipue inducono a ritenere fondante – secondo la loro visuale – l’incontro con l’altro, l’ascolto e l’empatia, la disponibilità ad essere moltiplicatore delle dinamiche amicali giovanili e comunitarie.

Il valore della struttura Chiesa viene interpretato quale ambiente volto ad accogliere le esigenze, i bisogni, le caratteristiche della popolazione giovanile di riferimento. In tale ambito appare evidente la centralità dell’interscambio e dell’interrelazione – giovane -parroco – al cui contributo partecipano in egual maniera entrambi i soggetti interessati.

Quale ulteriore spunto di costruzione per l’attivazione di iniziative parrocchiali, nevralgico è l’apporto giovanile. Le fasce più giovani della popolazione veicolano un presente che l’emergenza sanitaria ha cristallizzato, ha sospeso, nell’attesa che arrivi quel tanto agognato post Covid.

I risultati della presente indagine fanno emergere tutta l’incertezza generata dall’anno zero di questo nuovo tempo. Un tempo in cui ci si è abituati alla conta quotidiana dei telegiornali nazionali, ad ascoltare numeri che descrivono il polso della situazione di strade che ormai i giovani hanno smesso di calpestare. Giovani che cercano una sopravvivenza emotiva.

  1. GUARDARSI INTORNO PER SCOPRIRSI DENTRO: immaginare un percorso per ri-avvcinare, motivare, stimolare i giovani alla socialità ecclesiastica. La Chiesa come strumento e osservatorio privilegiato per far emergere disagio e povertà economica ed educativa ma anche per mettere in campo competenze, risorse, doti e qualità innate.

Lo strumento conoscitivo del questionario ha dato luce alle difficoltà attuali e pregresse dei parroci di coagulare la realtà giovanile territoriale. Gli input di cambiamento che potrebbero derivare da un’attenta analisi delle risposte consistono prevalentemente nelle potenzialità di rendere gruppali e giovanili gli incontri presso le strutture ecclesiali.

Tali momenti di condivisione potrebbero possedere caratteristiche ludiche, ricreative ma anche educative e di crescita per i giovani-target. In questo modo potrebbero sempre più diradarsi le diserzioni nei confronti della presenza giovanile nella vita ecclesiastica.

La quotidianità religiosa in sostanza si è dovuta adattare scoprendo il lato positivo dei social, ma anche organizzando raccolte solidali e preghiere on line.

La ricerca ha messo in luce come la vulnerabilità̀ alla povertà̀ assuma due importanti variabili: presenza/assenza della rete sociale di protezione e tempi di assenza/inadeguatezza di introiti economici. Alle difficoltà economiche, si sono aggiunte situazioni di marginalità sociale, che hanno investito per primi “anziani e disabili”. E’ nata la categoria dei “nuovissimi poveri”, “fette di popolazione che prima di allora non avevano avuto nessun contatto con i servizi di protezione sociale.

Nelle parole dei Sacerdoti intervistati spicca il tentativo di vedere, leggere e capire prima i segni dei tempi e delle storie delle persone, per essere capaci di intervenire non solo sull’emergenza ma con una progettualità̀ a lungo termine.

I dati dell’indagine

Il questionario “Un tempo per riflettere” si è posto un duplice obiettivo:

– offrire alle persone più giovani uno spazio di narrazione sulla propria esperienza di fede durante il digiuno dai sacramenti e dalla vita comunitaria;

– mettersi in ascolto delle fatiche, dei desideri, delle risorse spirituali delle famiglie.

I dati raccolti, sotto forma di risposte aperte, offrono uno spaccato di vissuti familiari in cui la fede risulta essere un elemento non opzionale. Un valore, ove possibile, trasmesso e condiviso. Ecco in sintesi i risultati

  1. LE RELAZIONI FAMILIARI

Il questionario è stato somministrato a 104 persone di età compresa tra i 17 e i 36 anni

Il 43% dichiara di non aver sperimentato particolari difficoltà durante la pandemia. Tuttavia, tra quelle citate emergono la fatica a gestire DAD (26%), difficoltà nel rapporto con i GENITORI e con gli Amici (23%), per molti a causa delle restrizioni, tensioni relazionali con il coniuge (14%), malattia o lutti in famiglia (9%), difficoltà economiche (8%), e per qualcuno si è trattato di solitudine, paura o uno stato depressivo.

Esperienze familiari positive

Il 78% ha goduto la bellezza di stare più tempo insieme, coinvolgendo la rete parentale nelle attività domestiche (35%), giocando o dialogando con loro (28%). Il 16% ha apprezzato la possibilità di conciliare famiglia e DAD, altri hanno potuto dedicare più tempo al dialogo con GENITORI e FRATELLI (25%), alla preghiera, alla casa, vivendo con ritmi più lenti e meno frettolosi.

  1. LA DIMENSIONE DELLA PREGHIERA

Coltivare la dimensione della fede ha aiutato a…

La fede ha alimentato la speranza (31%), ha aiutato a custodire la pace interiore (26%), a gestire la paura e l’incertezza per il futuro (20%), a contrastare la tristezza (13%), a dare conforto ad altri (10%).

  1. VICINANZA DELLA CHIESA NEL LOCKDOWN

Ciò che ha maggiormente contribuito a far percepire la Chiesa vicina sono state per la maggioranza le celebrazioni e le riflessioni di Papa Francesco (30%), gli appuntamenti parrocchiali (25%), iniziative diocesane (20%), altre proposte dal web (20%), iniziative promosse da associazioni e movimenti (5%).

  1. PROGETTO #IORESTOACASA

Oltre il 59% degli intervistati ha seguito e rispettato le norme anti contagio mentre il restante ha dichiarato di essersi attivato in prima persona, entrando a far parte di associazioni di volontariato e di protezione civile.

  1. FAMIGLIA CHIESA DOMESTICA SÌ MA NON SENZA COMUNITÀ E SENZA SACERDOTI

La metà degli intervistati conferma di aver fatto esperienza di famiglia come chiesa domestica. Il 28% dichiara di aver vissuto questa realtà marginalmente, il 15% identifica la chiesa fondamentalmente con la parrocchia. Molti hanno sottolineato l’imprescindibilità della comunità e dei sacerdoti.

Cosa ha caratterizzato l’essere chiesa domestica

Tra le 104 condivisioni libere in questo ambito, oltre un terzo indica la preghiera e la messa condivise.

– In alcuni casi si è trattato di allestire un angolo della casa per la preghiera personale e familiare.

– Per diversi l’essere chiesa domestica ha significato sentirsi più uniti (in Cristo), dialogare e riflettere in profondità.

– “Abbiamo sperimentato la presenza di Dio nella quotidianità, nelle piccole cose e nei familiari”,

– “Il desiderio di poter ritornare nella Chiesa non solo domestica”,

– “La comunione, volere il bene dell’altro e la preghiera”.

Condivisioni libere

Un ultimo spazio, lasciato all’eventuale condivisione libera, ha raccolto 42 interventi. Eccone solo alcuni.

– “Il momento che non dimenticherò è Papa Francesco, quell’uomo solo quando si è caricato sulle spalle tutte le nostre paure, sofferenze, e per molti la morte in solitudine, con la Sua preghiera ha rassicurato le persone a non temere perché non siamo soli e Dio non ci abbandona mai. Tutto questo con la preghiera ha aiutato a restare sereni durante le giornate del “io resto a casa”.

– “Ho avuto modo di riflettere sul valore della vita e sulla piccolezza e fragilità dell’uomo”.

– “Ci ha permesso di riflettere su noi stessi”.

– “Ho riscoperto la bellezza della lentezza, del vivere la casa, la famiglia. Ho paura perché non so se vorrò di nuovo essere coinvolta in tutte le iniziative nelle quali ero impegnata prima”. – “Ringrazio Dio di aver potuto gustare questo tempo”

– “Penso che ci sia stato sempre tempo per riflettere, a prescindere dalla situazione di emergenza economica, sociale e sanitaria. Sarebbe una buona prassi quotidiana cercare di comprendere gli avvenimenti, i comportamenti e le emozioni che si vivono”

– “Un tempo per riflettere mi fa pensare a cosa facessi prima del Covid”

– “Abbiamo avuto modo di apprezzare di più cio’ che prima davamo per scontato”

– “Un tempo per riflettere mi fa pensare ad un tempo per recuperare e riscoprire il significato ed il valore della solidarietà e dello stare insieme”

PAROLA AI GIOVANI – IN CAMMINO CON GIUSEPPE

In questa Quaresima 2021 e in preparazione all’apertura dell’anno speciale dedicato a #sanGiuseppe, la Pastorale Giovanile propone ai giovani della Diocesi tre appuntamenti sulla Parola di Dio e sulla figura di Giuseppe.

Gli #incontri on-line saranno in diretta da Casa nostra a Loreto, tenuti dal Vescovo e animati dalla Consulta, saranno trasmessi sulle Pagine Facebook e Instagram della Pastorale Giovanile Ariano – Lacedonia.

Una buona opportunità di approfondimento anche insieme ai nostri amici, da poter rivedere quando è più comodo per te.

1 minuto con il “don”

Per portare avanti l’importanza del confronto tra i giovani e la Parola di Dio vi proponiamo l’iniziativa 1 minuto con il “don”: dare la Parola ai ragazzi in questo tempo, con una voce e un modo familiari. L’iniziativa ci coinvolge direttamente. Ogni settimana, a turno, partendo da una parola chiave del Vangelo della domenica seguente, un sacerdote preparerà un commento audio di 60 secondi che, verrà poi montato in un video pubblicato sulle pagine social della pastorale e sul nostro sito internet nella sezione dedicata. Trovate un attimo, ci diceva il nostro Vescovo, un minuto, dunque, per riflettere, per ascoltare, per pregare, per ricostruire ponti e per stare vicini.

Questionario sulla condizione giovanile in diocesi

“In questi mesi ho osservato molto mio nipote, ha 13 anni. È cambiato molto. L’assenza da scuola, la monotonia dei giorni, la convivenza forzata, la mancanza di relazioni sociali dal vivo, ecc ecc. sembra che viva in un pallone. Distratto e con la testa fra le nuvole.”

Carissimi sacerdoti e fedeli,

il tempo che viviamo è certamente di grande disagio. Ne potremo cogliere comunque delle opportunità fondamentali per il futuro del nostro territorio e della nostra Chiesa Diocesana.

Incoraggiati dal nostro Vescovo Sergio, ripartiamo e ci mettiamo in ascolto vostro e di ciò che avrete certamente osservato in questo tempo ma anche di quanto già sapete scorgere come bisogni e forse come proposte.

  • Vi sottoponiamo un questionario che ha lo scopo di comprendere meglio la condizione giovanile all’interno della Diocesi Ariano Irpino- Lacedonia e della sua pastorale, per capire il livello di affaticamento dei ragazzi e la nostra capacità di stargli accanto nella sfida, per formulare le premesse di una nuova prassi nel periodo post-covid.

Target diretto e indiretto saranno i giovani tra i 14 e i 35 anni. I principali concetti elaborati sono la fede, l’integrazione, la formazione, le relazioni. Non è da sottovalutare l’utilizzo dei social, uno strumento vantaggioso e discusso, ma che possiamo anche noi imparare ad utilizzare bene per stare accanto ai giovani.

La chiesa rappresenta un indubbio sguardo e/o lente di ingrandimento per osservare i disagi e le potenzialità dei giovani. Credo che attraverso il presente questionario ogni parroco possa scrivere tanto e, con tutta sincerità, riconoscere le sfide che si sono aperte, certi che il disagio educativo che emergerà sarà complesso ma ci dovrà vedere uniti e pronti nell’affrontarlo.

Un altro questionario sarà somministrato direttamente ai giovani.

I test, sono stati preparati la consulta di pastorale giovanile e con l’ausilio di un sociologo, che ci aiuterà a rileggerne i dati.

Don Daniele e i giovani di casa nostra

Per rispondere al questionario Giovani e comunità destinato ai parroci e\o ai fedeli laici clicca il seguente link:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSci4Q-r0rlljUJ3CNF58bNJFitwX3tQ4cF5VVk-a-uYVvu4wA/viewform

Per rispondere al questionario Giovani destinato ai giovani dai 14 ai 35 anni clicca il seguente link:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfmNq2dhhqD2JZLYP-sta6hWTxef7K1fZQT3agl3PmR308zTA/viewform

#Parolaaigiovani

Il Vescovo terrà da Venerdì 27 Novembre degli incontri online tra i giovani e la Parola di Dio per tutta la diocesi. Il cammino dei discepoli di Emmaus è il cammino anche dei giovani con cui vogliamo fare un tratto di strada, anche se con un cammino online. Potremo comunque dare la Parola ai giovani. Don Milani ne aveva fatto il suo stile di vita pastorale, noi vogliamo provare a farlo diventare un metodo condiviso, dare la Parola di Dio o accoglierla, che permette di parlare, di saper dire di sé e saper dialogare con la società, avere la possibilità di condividere e di ricevere responsabilità nella Chiesa e nella società.

Ogni volta che ci mettiamo a riflettere su quanto stiamo vivendo, somigliamo un po’ a quei due uomini che scendevano a Gerusalemme a Gerico, presi dai loro timori, dalle preoccupazioni, a volte siamo disorientati. Fare insieme la lectio divina significherà permettere a Gesù di accostarci per discutere di quanto abbiamo dentro, per proseguire la strada. Non è necessario ora “riconoscerlo”, forse anche se potrà sembrare per noi solo una esperienza estranea o distante, “un forestiero”, confidiamo che Lui troverà le parole giuste o dei concreti gesti, per sostenerci e incoraggiarci, magari aprire i nostri occhi.

Ci vedremo online e varie saranno le opportunità di cammino, ognuna adattabile alle esigenze proprie e del momento, magari aiutati anche dal proprio parroco.

Ogni venerdì alle ore 19.00 il Vescovo terrà in videoconferenza, una lectio divina, con un linguaggio semplice, moderato e breve, adatto ai ragazzi, divisa in momenti: innanzitutto ciò che dice la Parola in sé (lectio) e ciò che suggerisce alla nostra vita (meditatio). Seguirà poi un terzo e un quarto momento: un breve tempo di silenzio con della musica in sottofondo, nel quale personalmente andare a rileggere il brano e provare ad ascoltare Dio in ciò che suggerisce a ognuno e pregarci su (contemplatio), e infine per “vivere la parola” risponderemo in coro in una sorta di collactio, nella quale tutti i giovani presenti potranno condividere non tanto ciò che hanno colto, ma ciò che può essere concretamente la risposta per agire al brano proposto.In ultimo, un quinto momento in cui il Vescovo ci aiuterà da un lato a pregare (oratio), e dall’altro darà ai giovani un consiglio spirituale per la vita e\o un impegno concreto da mettere in atto nella settimana a partire dal brano meditato (actio).

Per aderire basterà inviare un messaggio al numero WhatsApp al numero 3479936140, con scritto “Parola ai giovani”. In privato verrà poi inviato il link per partecipare dalla piattaforma Zoom.

Il nuovo logo della Pastorale Giovanile

Dopo circa 15 anni cambia l’immagine del logo della Pastorale Giovanile. Ci siamo ispirati a un nuovo stile, più vicino alle linee di questo tempo ma che riprende pienamente il senso e i colori del vecchio logo.

Vi spieghiamo tutto.

Le frasi bibliche a cui abbiamo fatto riferimento sin dal primo logo sono state: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6) e «la verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Nel desiderio di comunicare a tutti i giovani anche attraverso il logo che Gesù è davvero l’unica chance che può rendere le nostre vite straordinarie.

Nel vecchio logo queste parole erano rappresentate da alcuni giovani che, spenti, senza vita, di un colore quasi bianco (quindi colore neutro) attraversavano una strada dai colori neutri, che andava verso la Croce: qui avveniva l’incontro con Cristo, un incontro che ridava vita a quei giovani, ridava loro libertà. Tale libertà era espressa dalle braccia alzate dei giovani, giovani di entrambi i sessi e raffigurati con colori diversi: tutti i giovani venivano rappresentati perché l’amore di Dio è per tutti. La strada del ritorno a casa, del ritorno alla vita dopo aver incontrato Lui è di colore giallo, simbolo della strada della Risurrezione, la strada dei discepoli di Emmaus. Inoltre erano disegnati tre colli, emblema della città di Ariano, ma anche, in senso più ampio, della nostra terra irpina, ricca di vegetazione. Di qui il colore verde che tanto ci rappresenta. Da ricordare anche il colore della Croce che non era marrone ma di un tiepido rosso, il rosso della Passione di Cristo, ma anche della Madre Chiesa, fatta del sangue dei Martiri. Questa Chiesa è lo strumento per incontrare Cristo.

 Il nuovo logo, invece, è raffigurato da un unico giovane che vediamo in primo piano e che ha le braccia rivolte verso la Croce. Quindi anch’egli dall’incontro con Cristo è stato riportato in vita, è libero, unico giovane che simboleggia ciascuno di noi. Si presenta di colore azzurro per ricordare il cielo e quindi il colore della Santità. Le braccia del giovane rappresentano anche la verità di una testimonianza che siamo chiamati a dare: Gesù Cristo ha permesso a questo ragazzo di tornare libero. “Siamo tutti chiamati alla santità” (Papa Francesco)

Poi troviamo la Croce che rappresenta Gesù Cristo vivo come dice il papa nel Christus vivit, il cui incontro deve essere radicato nella nostra storia, nella nostra vita e, quindi, deve essere accolto nella vita di ogni giorno, nella nostra terra e da qui il colore verde che rappresenta l’Irpinia. La concretezza di un manufatto del genere suppone anche che venga realizzato con il legno del posto, come dicevamo simbolicamente dell’incontro con Cristo, radicato nella nostra vita. “Cerca il Signore mentre si fa trovare” (Is 55,6)

 

 

Nella Croce, inoltre, c’è anche una strada, una linea curva che rappresenta la strada della nostra vita e, quando incontra Cristo, quando cammina con Cristo, diventa la strada della Risurrezione valorizzata ancora di più dalla linea di colore bianco e giallo. “Prendi la strada della via, verità e vita

 

 

I particolari del logo sono racchiusi, quasi inquadrati, come in un obiettivo fotografico qual è il nostro proposito come Pastorale Giovanile e, quindi, come Chiesa diocesana: custodire questo incontro, come in uno scatto, farlo rimanere impresso nella mente e nel cuore dei nostri giovani, uno scatto che possa durare tutta l’eternità. Pertanto anche il colore rosso di questo scatto e del nome della nostra Chiesa, ci ricorda il sacrificio della Chiesa, il suo martirio, il suo servizio nella pastorale ai giovani di questa terra. “Nella Chiesa trovi Dio”

 

 

 

Cari giovani, riunite le vostre famiglie

Nella festa di San Giuseppe il nostro pensiero non può che andare che alle nostre famiglie cari giovani. Vi chiederete perché?
San Giuseppe è stato un papà speciale, ha accolto una volontà più grande della sua, ha fatto ciò che Dio aveva pensato per lui e la sua famiglia, ha messo e saputo mettere da parte i suoi sogni, li ha trasformati, purificati, li ha ampliati unendoli al sogno di Dio.
Oggi siamo chiamati in tutta la Chiesa a pregare insieme il Santo Rosario nelle nostre famiglie alle 21.00 e quindi ho pensato di scrivervi, perché so bene che voi giovani avete il potere di riunire le vostre famiglie.
Quante volte avete in passato lodato Dio per mamma e papà, per fratelli e sorelle, a volte avete anche assistito alla fatica vivere sereni, le prove della vita come quelle del lavoro, dei bisogni materiali, forse degli affetti e delle attenzioni mancate, chissà quante volte avrete sofferto anche in famiglia.
Questo è il momento di fare come Giuseppe, accogliere la volontà che Dio ci mette nel cuore. In questi giorni di fatica, di “assenze” e di distanze, forse è possibile amplificare il sogno di ritrovarci fortemente uniti a casa nostra. La preghiera infatti ragazzi riesce a fare cose che noi nemmeno immaginiamo, vi chiederete come è possibile? È perché nel momento di in cui preghiamo che Dio è presente, e se preghiamo in famiglia Lui è presente lì, intorno a quel divano o a quel tavolo a cui siamo poggiati. È presente Lui e riunisce in famiglia gli animi, le distanze, cancella le frizioni e molto di più riunisce intorno a noi anche quei membri della famiglia che non sono più su questa terra, ma che nella comunione dei Santi lodano con noi il Signore.
Questa sera dunque e ogni volta che vorrete, chiamate ogni membro della tua famiglia, invitateli a pregare il Santo Rosario, o chissà in futuro quante preghiere potrete fare, mettetevi comodi (ma non troppo da appisolarvi) dove siete più a vostro agio e magari anche collegandovi alle Tv o ai profili social dove sai trasmettono la diretta della preghiera, o servendoti di aiuti che puoi trovare in internet o chiedere ai vostri parroci, pregate con le vostre famiglia.
Scoprirete che nasceranno cose meravigliose, inizierete a condividere tra voi cose anche più intime, riuscirete a ritrovarvi magari dopo lunghe distanze, forse l’appartenenza e l’amore per la vostra famiglia, di certo sarete investiti della pace di Dio.
Coraggio ragazzi, andiamo avanti restando a casa, presto ci ritroveremo per fare ancora festa insieme… ma in maniera di certo nuova, forse come non abbiamo mai saputo fare.
Con affetto, Don Daniele

Si terrà online la serata formativa per gli operatori di Pastorale Giovanile

Martedì 17 marzo 2020 alle 20.00 nel nostro calendario c’è l’appuntamento di formazione del percorso che abbiamo cominciato in questi mesi. Lo faremo comunque ma sarà online, sfruttando una piattaforma privata che permetterà in videoconferenza di poter partecipare sia nell’ascolto che nella condivisione. Andremo a fondo della questione educativa parlando di “processo educativo e degli attori dello stesso”.

Chiunque desideri partecipare all’incontro formativo, invii un messaggio privato sulla nostra pagina Facebook – Pastorale Giovanile Ariano Lacedonia e segua che le indicazioni che verranno date.

La catechesi a servizio della crescita delle nuove generazioni

Si è svolto martedì scorso presso Casa nostra Loreto il quarto incontro di formazione della pastorale giovanile, riguardante: La catechesi “tra ruolo e metodo”, relatore Don Nicola Lanza, direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano. La catechesi nasce dall’annuncio di Gesù, in quanto il Signore invita i suoi Apostoli a battezzare e fare discepoli tutti i popoli. È il mandato che Gesù ci ha dato. Bisogna tener presente che fare catechesi non vuol dire indottrinare qualcuno, ma donare all’altro e fargli fare l’esperienza di Gesù. Per fare una buona catechesi è necessario avere apertura e libertà d’animo. I primi che devono avere questo incontro sono gli educatori, se non si vive il dialogo con Gesù, non si può trasmettere agli altri. Necessaria anche è la libertà interiore di lasciare un bene per un bene maggiore. La finalità della catechesi è far crescere la fede nelle persone, soprattutto attraverso i propri atteggiamenti di far corrispondere quello che diciamo a verità. Nella catechesi è importante la gradualità ossia aspettare i tempi della persona. Affiancare l’altro e aspettare che la sua coscienza possa accogliere la parola che si sta dando. Il frutto arriverà a suo tempo. Catechesi è offrire un servizio fraterno a partire anche dai contenuti di fede e di sapienza che ci vengono offerti dalla Bibbia, dal Magistero, dalla Liturgia e dalla Tradizione, ponendo sempre attenzione all’individuo e interagendo con lui.

Il prossimo appuntamento formativo sarà Martedì 17 marzo 2020 alle 20.00 sempre a Casa nostra, andremo a fondo della questione educativa parlando di “processo educativo e degli attori dello stesso”.

La psicologia a sostegno dell’educazione

Ringraziamo la dottoressa Cuoco per la disponibilità e l’aiuto datoci.

Martedì 25 Febbraio si è tenuto un incontro, all’interno del nostro percorso educativo per educatori, che ha visto protagonista l’adolescenza dei ragazzi d’oggi. La dottoressa Cuoco, esperta di psicologia, ci ha spiegato alcuni elementi di questo fenomeno mostrandoci i rischi che corrono gli adolescenti e come ridurli per salvaguardare la loro crescita.
Seguono alcune domande fatte all’esperta per approfondire l’argomento.

Come e quando ha deciso di intraprendere il percorso per diventare psicologa?

“Ho sempre ritenuto la psicologia una materia interessante. La decisione di frequentare proprio un corso di studi l’ho presa quando, frequentando come volontaria un centro ascolto, ho avvertito l’esigenza di dare alle persone che venivano a chiedere aiuto, non soltanto un ascolto semplice ma strumenti utili al loro benessere. Ho ritenuto quindi indispensabile una vera e propria formazione che mi fornisse conoscenze e competenze adeguate per sostenere quanti erano e sono nel disagio.”

Quanto incide in un ragazzo il suo gruppo?

“Poiché l’adolescente considera il gruppo il suo nuovo punto di riferimento, il sentirsi rifiutato può comportare dei veri e propri disagi, più o meno gravi.”

Cosa si intende per comportamenti a rischio?

“Per comportamenti a rischio si intendono tutte quelle azioni, atteggiamenti, comportamenti che compromettono il benessere fisico, psicologico e sociale dell’individuo, nell’immediato o a lungo termine.
Alcuni dei comportamenti a rischio più diffusi sono l’abuso di sostanze, il comportamento sessuale non protetto e/o promiscuo, l’autolesionismo, le condotte alimentari devianti, la dipendenza da internet.”

Come capire che un adolescente si sta incamminando verso dei fattori di rischio e quali possono essere le cause?

“Per salvaguardare gli adolescenti dall’agire condotte pericolose, sarebbe utile ridurre i fattori di rischio e aumentare i fattori di protezione nella vita dell’adolescente: sono le risorse personali e ambientali che consentono di affrontare situazioni complesse. I fattori di rischio sono caratterizzati ad esempio da una genitorialità inefficace, mancanza di empatia, scarsa autostima, comportamenti in classe inappropriati ed estremi, ecc. I fattori di protezione possono essere legami familiari forti e positivi, successo scolastico, autoefficacia, capacità comunicative, senso di identità ecc.”

Come fargli capire che questi fattori sono pericolosi e moralmente sbagliati?

“È fondamentale la comunicazione e in particolar modo l’ascolto da parte delle figure adulte di riferimento (genitori, insegnanti, catechisti, responsabili di associazioni), evitando il giudizio affrettato e rispettando i tempi di apertura di ogni ragazzo.
È compito degli educatori accogliere, ascoltare e comprendere il disagio e il disorientamento e coglierne il significato.”