Oratorio: una struttura o un’eccezionale opportunità?

 In Giovani

Un titolo che già ci parla chiaro e col quale inauguriamo, in particolare con questa parola “Oratorio”, la nostra rubrica Educatori Oggi, con la quale desideriamo parlare, attraverso i nostri articoli, di educazione, di metodi, di personalità educative, di progetti e di percorsi, di sostegno e di famiglie da sostenere, di comunità e di obiettivi. Lo faremo attraverso lo studio e l’informazione, lo faremo attraverso il confronto diretto nel nostro centro Casa Nostra a Loreto, lo faremo attraverso altre iniziative che stiamo per proporvi che danno un orizzonte alla nostra Chiesa.

La motivazione di tutto ciò, e in particolare di utilizzare l’oratorio come mezzo educativo così come la proposta che stiamo portando avanti come diocesi, nasce da un’altra esigenza ecclesiale: l’agire educativo come responsabilità etica.

Nel momento in cui una parrocchia e una comunità ecclesiale di qualsiasi genere si renda conto della sua chiamata a essere comunità educante di valori, nel momento in cui prenda coscienza delle difficoltà o del di una situazione sociale problematica da affrontare, nasce la responsabilità ecclesiale a farsi carico di quella situazione e di gestirla sotto tutti gli aspetti possibili, in maniera opportuna e affidabile.[1]

Il nostro agire, il nostro operare nella comunità ecclesiale ha pur sempre una dimensione sociale di cui tenere conto e che per questo ci fa prendere in considerazione l’oratorio come strategia sostegno educativo per le parrocchie e le comunità familiari di appartenenza.

Quante volte abbiamo sentito la definizione oratorio, ma quante altre volte abbiamo subito immaginato a una bella struttura della parrocchia, (che non abbiamo magari) e che sarebbe stata una cosa molto bella per i ragazzi; forse abbiamo anche pensato che in questo modo avremmo potuto fare tante belle cose insieme e magari risolto il “problema dell’assenza dei giovani in Chiesa”.

Chiaramente la parola Oratorio ha a che fare anche con una struttura, un luogo, un ambiente fisico con il quale identifichiamo uno spazio preciso, delimitato, nel quale si svolgono delle attività, al quale leghiamo delle immagini piacevoli, che riguardano i bambini, i ragazzi, forse delle attività di divertimento, di crescita.

L’oratorio dunque è anche un luogo, ma il nostro progetto di Pastorale Giovanile “Crederci e avere il coraggio di osare” propone di avere sì una stanza, ma anche di avere una piccola equipe con cui cominciare quella che può essere definita una vera esperienza di oratorio.

Esso è a nostro avviso una casa, una casa che è di tutti, dove si imparano valori, dove si struttura e si vive il comandamento dell’amore, dove vi abita una famiglia che è la parrocchia e l’equipe educativa, che sia costituita almeno da 3 persone, di cui magari una coppia di sposi e di un giovane o una giovane che sappiano subito legare con i ragazzi.

Questa equipe deve vivere come una famiglia in una casa, un gruppo di persone unite dallo stesso obiettivo educativo e che innanzitutto si voglia bene, si ami, si coinvolga senza misura nella vita dei giovani e giovanissimi che frequentano l’oratorio.

A tal proposito è chiaro che l’oratorio ha una finalità, ben chiara, una Vocazione: “Educare alla vita buona del Vangelo”. Lo statuto e la natura della Chiesa, ma anche lo statuto degli #Oratoridicasanostra, così ribattezzati.

Il nostro oratorio mira a raggiungere i lontani. Raggiungere è uscire con la gioia di una proposta[2], ma ci tiene anche a muoversi verso le realtà giovanili, le piazze, i luoghi di incontro, le parrocchie. Vuole essere casa per accogliere e per vivere, per proporre e far vivere un’esperienza cristiana a tutti quelli che vorranno e a chi si troverà a passare. La proposta evangelica passa infatti soprattutto per la vita esperienziale che riusciremo ad offrire, e sarà proprio il clima che vivremo nel nostro oratorio che parlerà di vangelo.

La chiarezza della proposta è sintomo e impegno anche educativo sul fronte umano. Quando si tratta della crescita dei nostri ragazzi, si sta dicendo che attraverso l’oratorio vogliamo affrontare anche situazioni nell’evoluzione dei bambini e dei giovani che siano più complesse o che necessitano di una chiara attenzione pedagogica a supporto e in sinergie con i genitori e tutte le figure educative che sono presenti sul territorio.

Una casa che sia “una casa di preghiera”; casa di incontro. Casa dove incontrare il Maestro. Una casa come quella di Nazareth, dove Maria e Giuseppe, si impegnavano a educare il figlio Gesù e che diverrà anche la sede di partenza della vita nuova. Una casa dove mostrare la bellezza di una proposta e si consenta di fare l’esperienza completa del Cenacolo. «Signore, tu lavi i piedi a me?». «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Sarà una casa di spiritualità per l’incontro con Dio, che possa ospitare i giovani per brevi momenti di ritiro e di formazione. Per la direzione spirituale e le confessioni. Ospiti e accolga per lo svago, per la vita di ogni giorno, per un punto di riferimento costante.

Faremo educazione attraverso la comunità: gente che prega, mangia, spera, ama e soffre insieme. Un piccolo gruppo di persone che si senta chiamato a stare con i ragazzi e vive in unità con loro.

Sarà questa famiglia a promuovere le attività in Oratorio, come occasioni di prima evangelizzazione e di formazione alla vita evangelica; a produrre suggerimenti e iniziative di studio e approfondimento, insieme a corsi per formare figure educative come gli animatori e gli educatori, abili e competenti per le funzioni precise che svolgeranno e per creare mentalità educativa insieme alle famiglie. Serviranno esperienze per offrire nuovi stili e modelli di vita attraverso occasioni di creatività, di svago, di cammino, di accompagnamento, di unità ecclesiale, di lavoro, di fede e di servizio.

Il tutto sarà in dialogo con gli altri gruppi presenti in parrocchia, e chiaramente sarà presieduto dal parroco che è padre della comunità educativa e dei giovani presenti in oratorio. La collaborazione con gli altri gruppi e con le famiglie, permetterà di essere rete tra le varie realtà educative presenti sul territori, sostenendo e coordinando la progettualità per la pastorale giovanile nelle parrocchie.

Il nostro obiettivo è chiaramente animaresostenere la vita dei bambini, dei ragazzi, ma anche delle famiglie e delle parrocchie,  animare significa dare l’anima, la disponibilità a tutto tondo, esserci pienamente, sostenere è anche spalleggiare, formare e incontrarsi. L’oratorio ha queste e tante altre possibilità, a noi l’ardire di scoprirle.[3]

 

 

[1] Cf. M. Pellerey – D. Grzadziel, Educare. Per una pedagogia intesa come scienza pratico-progettuale, LAS, Roma 2014, pp. 44-59.

2 Evangelii Gaudium 24.

3 Cf. Diocesi di Ariano Irpino Lacedonia, Progetto Diocesano di Pastorale Giovanile, 2016.

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