CASA NOSTRA A LORETO

“Casa nostra a Loreto”

«Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».

 

Introduzione

La Pastorale Giovanile è l’attenzione della Chiesa al mondo dei giovani; un interesse istintivo di una Madre che genera e si prende cura dei suoi figli. Una madre che impara a essere tale proprio stando con i suoi figli, sforzandosi per essi, e per loro si alza al mattino e fa tardi la sera.

Questa Chiesa è la presenza di un popolo di uomini e donne amati da Dio e da Lui guidati e generati nel corpo e nello Spirito.

Educare, quindi, è aiutare a conoscere e far fruttificare i carismi che il Signore ha dato a tutti quanti noi. Educare è collaborare all’opera di Dio, dello Spirito Santo. Educare è quindi un’opera dello Spirito.

Noi Chiesa abbiamo una chiara vocazione alla paternità e alla maternità, per una umanità nuova in tempi nuovi e sempre attenti ad una novità di vita a cui solo il Vangelo consente di rispondere.

Ecco dunque che la vita di una Chiesa si può organizzare, perché ci sia sempre e sia aperto, il dialogo tra lo Sposo, il Padre celeste in cui è la Sapienza, e la sua Sposa, che può divenire una madre che culla e allatta i suoi figli.

 

Un Centro Educativo Ecclesiale

Identità e compiti e del centro 

  1. (Perché) Una Vocazione: “Educare alla vita buona del Vangelo”. Lo statuto e la natura della Chiesa.
  1. (Chi) La famiglia: un gruppo di persone[1] che abbiano una chiara vocazione a essere “genitori” e si prendano a cuore la possibilità di fare casa e famiglia.
  1. (verso Chi) I figli: i giovani della Diocesi[2], la famiglia, la comunità ecclesiale, in una forte dimensione missionaria. In specie se è l’umanità che va educata alla vita nuova e buona del Vangelo, allora le iniziative mirano a raggiungere i lontani. Raggiungere è uscire con la gioia di una proposta.[3] Muoversi verso le realtà giovanili, le piazze, i luoghi di incontro, le parrocchie.
  1. (Dove) La Casa e il territorio: dimora per vivere la famiglia. Una casa che sia “una casa di preghiera”; casa di incontro. Casa dove incontrare il Maestro. Una casa come quella di Nazaret, dove Maria e Giuseppe, si impegnavano a educare il figlio Gesù e che diverrà anche la sede di partenza della vita nuova. Una casa dove mostrare la bellezza di una proposta e si consenta di fare l’esperienza completa del Cenacolo[4]. «Signore, tu lavi i piedi a me?». «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».
  1. (Come) attraverso la comunità: gente che prega, mangia, spera, ama e soffre insieme. Sacerdoti, sposi e giovani che vivano, in forme diverse, insieme. Tutti i sacerdoti e i laici, che siano chiamati da Dio a farlo, possano collaborare con il centro e con le Case dei giovani.
  1. (Cosa) Le opere:
  • Le attività: Promuovere occasioni di prima evangelizzazione e di formazione alla vita evangelica. Produrre suggerimenti e iniziative di studio e approfondimento, convegni e corsi per formare figure educative abili e competenti per le funzioni precise che svolgeranno[5] e per creare mentalità educativa.
  • Le esperienze: offrire nuovi stili e modelli di vita attraverso occasioni di creatività, di svago, di cammino, di accompagnamento, di unità ecclesiale, di lavoro, di fede e di servizio.
  • Una casa di spiritualità: per l’incontro con Dio, che possa ospitare i giovani per brevi momenti di ritiro e di formazione. Per la direzione spirituale e le confessioni. Ospiti e accolga per lo svago, per la vita di ogni giorno, per un punto di riferimento costante.
  1. (da) In dialogo: collaborare con esperti, facendo rete tra le varie realtà educative presenti sul territorio[6], sostenendo e coordinando la progettualità per la pastorale giovanile nelle parrocchie.
  2. (per) sostenere: i giovani, le famiglie, le parrocchie

 

Considerazioni

Il centro nel suo proprium è un “nuovo Cenacolo”, dove nello stile evangelico di comunione, si condivide la passione educativa e mettendo insieme le forze e le menti, si fa mano tesa ai giovani. Frutto di una Chiesa che osa mettersi in discussione e che sa spendersi per i suoi figli. Rimane, infatti, un’esperienza di Chiesa nella vita ordinaria del suo cammino. Una forma nuova della pastorale ordinaria nei dieci anni che la CEI ha dedicato all’attenzione sul mondo educativo, sostenendo così la formazione delle nuove generazioni alla vita buona del Vangelo.

 

 

[1] Queste persone, parroci, educatori, catechisti, genitori, giovani, siano grembo di generazioni nuove per la vita dell’intera comunità ecclesiale.

Se parliamo della vita della Pastorale Giovanile Diocesana, essa si costituisca di Consulta, equipe di lavoro, gruppi di animazione, ecc.

Nella vita della Parrocchia possa, in base alle possibilità, essere l’intera comunità, opportunamente rappresentata, a farsi Padre e Madre dei suoi figli, educandoli al Vangelo.

[2] I giovani con disagi verranno indirizzati opportunamente con aiuti esterni. Nulla osta che nel tempo nascano esperienze ad hoc.

[3] Uscire significa venir fuori dalle pretese e aspettative della parrocchia tradizionale; andare ad abitare gli ambienti nuovi; farsi carico delle attese dei giovani e ascoltarle; significa incontrare dei volti, delle storie e imbattersi in esse senza la paura di uscirne sconfitti. Nell’uscire si presenta un’identità ben chiara, un modello, che è quello del Vangelo; ma anzitutto si rende presente una persona che ti vuole incontrare e ascoltare. Il resto, educare, proporre, invitare, suggerire, arriveranno dopo; nella speranza almeno di formare degli onesti cittadini e magari dei buoni cristiani, senza pretese ma almeno col desiderio di farlo, senza farsi scappare il piacere di un incontro disinteressato, vero, schietto.

[4] È chiaro che non si abita una casa solo se si vive insieme fisicamente, ma il luogo deve essere oltre che aperto, capace di tenere in sé la famiglia, custodirla, accoglierla. Ecco perché sia a livello Diocesano, sia Decanale o di Zona, sia e ancor più parrocchiale, l’esperienza viva di essere famiglia abbia le sue possibilità, con i suoi luoghi e le sue stanze, dove tutti si sentono e fanno casa. Sta alla saggezza di ognuno inventarsi modi e forme di abitare un luogo, ma è necessario avere un “Cenacolo” dove lo Spirito abbia la possibilità di suscitare ciò che il Padre ha nel cuore.

[5] Pensiamo alla formazione di un catechista accompagnatore, di un educatore appassionato, ecc. Famiglia dove nascono e si formano tante figure educative, sia per la parrocchia, come per la scuola e per i luoghi di svago. È, dunque, sostenere, il cammino delle parrocchie e della vita sociale.

[6] Centri infanzia, Scuole primarie, Istituti Religiosi, Associazioni, Comunità rieducative per disabili, per Tossicodipendenti, Case Famiglia, ecc. .

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