Ringraziamo la dottoressa Cuoco per la disponibilità e l’aiuto datoci.

Martedì 25 Febbraio si è tenuto un incontro, all’interno del nostro percorso educativo per educatori, che ha visto protagonista l’adolescenza dei ragazzi d’oggi. La dottoressa Cuoco, esperta di psicologia, ci ha spiegato alcuni elementi di questo fenomeno mostrandoci i rischi che corrono gli adolescenti e come ridurli per salvaguardare la loro crescita.
Seguono alcune domande fatte all’esperta per approfondire l’argomento.

Come e quando ha deciso di intraprendere il percorso per diventare psicologa?

“Ho sempre ritenuto la psicologia una materia interessante. La decisione di frequentare proprio un corso di studi l’ho presa quando, frequentando come volontaria un centro ascolto, ho avvertito l’esigenza di dare alle persone che venivano a chiedere aiuto, non soltanto un ascolto semplice ma strumenti utili al loro benessere. Ho ritenuto quindi indispensabile una vera e propria formazione che mi fornisse conoscenze e competenze adeguate per sostenere quanti erano e sono nel disagio.”

Quanto incide in un ragazzo il suo gruppo?

“Poiché l’adolescente considera il gruppo il suo nuovo punto di riferimento, il sentirsi rifiutato può comportare dei veri e propri disagi, più o meno gravi.”

Cosa si intende per comportamenti a rischio?

“Per comportamenti a rischio si intendono tutte quelle azioni, atteggiamenti, comportamenti che compromettono il benessere fisico, psicologico e sociale dell’individuo, nell’immediato o a lungo termine.
Alcuni dei comportamenti a rischio più diffusi sono l’abuso di sostanze, il comportamento sessuale non protetto e/o promiscuo, l’autolesionismo, le condotte alimentari devianti, la dipendenza da internet.”

Come capire che un adolescente si sta incamminando verso dei fattori di rischio e quali possono essere le cause?

“Per salvaguardare gli adolescenti dall’agire condotte pericolose, sarebbe utile ridurre i fattori di rischio e aumentare i fattori di protezione nella vita dell’adolescente: sono le risorse personali e ambientali che consentono di affrontare situazioni complesse. I fattori di rischio sono caratterizzati ad esempio da una genitorialità inefficace, mancanza di empatia, scarsa autostima, comportamenti in classe inappropriati ed estremi, ecc. I fattori di protezione possono essere legami familiari forti e positivi, successo scolastico, autoefficacia, capacità comunicative, senso di identità ecc.”

Come fargli capire che questi fattori sono pericolosi e moralmente sbagliati?

“È fondamentale la comunicazione e in particolar modo l’ascolto da parte delle figure adulte di riferimento (genitori, insegnanti, catechisti, responsabili di associazioni), evitando il giudizio affrettato e rispettando i tempi di apertura di ogni ragazzo.
È compito degli educatori accogliere, ascoltare e comprendere il disagio e il disorientamento e coglierne il significato.”

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